ADOLESCENZA
Età ingrata…
Il primo anno di vita è sicuramente molto impegnativo, i primi mesi impariamo a padroneggiare le basi della sopravvivenza biologica e accumuliamo riserve per poi cominciare a muoverci da soli nel piccolo universo intorno ai nostri genitori.
Progressi enormi.
L’altra grossa rivoluzione avviene con la pubertà.
Si attivano le gonadi e gli ormoni sessuali cominciano a circolare e a rivoluzionare in maniera rapida la nostra vita, completamente.
Cosa significa?
Significa che in un lasso di tempo molto breve cambiamo radicalmente l’equilibrio interno del corpo, gli ormoni cambiano le modalita di funzionamento del cervello, le cellule cambiano metabolismo, la crescita cambia le leve meccaniche e dobbiamo trovare equilibri e movimenti diversi, dobbiamo riprendere le misure….Il cambiamento fisico è radicale.
E corrisponde biologicamente all’inizio di un progetto autonomo al di fuori della famiglia, corrisponde biologicamente a “mettere su famiglia” o per lo meno a progettarne le basi, come avviene nelle civiltà in cui lo studio non è essenziale per la vita.
Nel periodo in cui cambia il nostro corpo cambiano perciò anche i rapporti con la famiglia di origine, si esce dal nido, mentalmente si sviluppano opinioni e scete autonome.
Emotivamente è un grosso salto che il nostro orologio biologico ci spinge a fare in maniera forte.
Contemporaneamente maturano le abilità sociali che fanno di noi degli adulti, se pur senza esperienza, ma degli adulti. Sperimentiamo le modalità a noi più consone di relazionarci con i nostri coetanei e con la società in cui viviamo.
Bene, è una rivoluzione pazzesca e una spinta pazzesca del nostro istinto innato.
Certo ognuno ha i propri tempi, tutti giusti, precoci o abbastanza tardivi,
non sono giorni, ma mesi e anni.
E la biologia è spinta da forti contaminazioni ambientali come gli interferenti endocrini…
MA
in pochi decenni la società si è trasformata, abbiamo imparato che per sopravvivere dobbiamo studiare per diversi anni oltre questo stadio, e perciò rimanere innaturalmente ( per madre natura) con la famiglia di origine, mantenendo rapporti di dipendenza di qualche tipo con i nostri genitori.
E’ a questo punto che si possono creare conflitti interni, spesso inconsci ….
conflitti tra la spinta biologica ad andare nel mondo autonomamente e il freno sociale (e a volte affettivo) che ci vorrebbe ancora immaturi e dipendenti oltre la parte economica.
E come genitori…..
vogliamo i nostri figli già grandi e responsabili alle elementari, e li consideriamo ancora immaturi a 17 anni…
Biologicamente e socialmente un adolescente non può più avere come riferimento solo i propri genitori, altrimenti non sperimenta la propria autonomia, per fortuna con un paracadute alle spalle.
La famiglia gli copre le spalle dal punto di vista emotivo, sopratutto, ed economico.
Considero titanico il conflitto tra quello che sono le pulsioni naturali e quello che circonda un giovanissimo adulto, la mancanza di una figura esterna guida, visto che i genitori non possono più esserlo completamente, e la società che pretende, standardizza, giudica, classifica, limita le scelte, colpevolizza o confina in etichette di patologia quello che è fuori da quelle misere poche scelte che riconosce.
I più sopravvivono bene a tutto ciò, ma con qualche cicatrice di tipo diverso da quelle che abbiamo sperimentato noi.
Difficile poterli capire veramente.
Ripartiamo dalle fondamenta, da quello che meglio potrermmo leggere, e che non è cambiato nei secoli, la nostra biologia.
E’ l’unica possibilità di tradurre e capire meglio le nuove generazioni.
Semplificando all’estremo e usando la logica della medicina cinese, ogni cambiamento così importante del corpo è occasione di ristrutturazione e di pulizia interna, è occasione di liberarsi di squilibri fisici legati ai nostri primi anni.
Ma è anche occasione di porre nuove fondamenta che risultano non sempre solidissime, se la spinta naturale viene frenata in qualche modo o se non viene rispettata la stanchezza che tanti fronti richiedono e che non sempre trova forze sufficienti.
Qualche esempio
Per cominciare a verificare la propria autonomia si cominciano a scegliere dei valori, degli obbiettivi o delle idee di base tra quelle che ci hanno cresciuto, e da questi ci facciamo guidare
Ma se questi parametri ci fanno “stringere i denti”, tendere i muscoli per conquistarli, sopraffanno la spinta alla crescita dello scheletro, si possono creare condizioni per la scoliosi.
Ma succede anche che i muscoli si contraggono per resistere alla stanchezza di compiti standardizzati che la società pertende, a dispetto dei ritmi propri.
Impegni scolastici, allenamenti sportivi agonistici, necessità di allineamento tra l’età anagrafica e gli standard medi…
Scoliosi…
Ma anche vulnerabilità fisica, con somatizzazioni sine materia che possono erroneamente venir classificati o relegati in diagnosi di disfunzioni psichiatriche con conseguenze non prevedibili.
Sentirsi sbagliati, sentire disagi senza nome pur con la buona volontà di voler fare bene, volersi adeguare ma non riuscire a farlo e non riuscire a dare nome a tutto ciò.
E il nome al disagio lo danno gli altri, ma troppo spesso quello sbagliato, quello che farai fatica a toglierti di dosso….
E’ l’organismo in rivoluzione, in divenire, l’uscita dal bozzolo dell’infanzia, a volte faticosissimo.
Le componenti fisiche guidano sia le modalità di espressione del disaglio, sia le possibilità di elaborazione e le risorse per superarlo.
I nostri ragazzi, noi non possiamo seguirli, ma solo sostenerli nel loro viaggio verso mondi futuri.
Loro abitano universi che noi non comprendiamo.
Possiamo tradurre però la biologia, per sostenerre la loro struttura, per aiutarli ad avere fondamenta solide da cui partire o strumenti di consapevolezza per non sentirsi sbagliati nel crescere con ritmi e aspirazioni proprie
Felicità, tristezza ecc sono emozioni fisiche che traducono come dei voti scolastici l’adeguatezza che percepiscono e che noi possiamo leggere nelle loro espressioni corporee.
Possiamo rispettare l’inizio della loro autonomia, rispettarli come gli adulti che oramai sono, esserci se chiedono il nostro appoggio.
Noi non abbiamo filtri emotivi nei loro confronti, stiamo male se loro stanno male,
La stessa cosa succede spesso all’inverso, stanno male se noi stiamo male.
Importante, importantissimo a mio parere, è capire che spesso alcuni ostacoli difficili dobbiamo affrontarli da soli, e aiuta enormemente avere spettatori consapevoli accanto, che ci sono senza interferire, che possiamo chiamare nel bisogno.
Noi e loro.